Il calcio non è nulla di complicato: si gioca in 11 contro 11 e vince il più forte. Niente di più falso, la palla è rotonda, come canta Mina, e durante una partita possono intervenire innumerevoli fattori in grado di determinare e cambiare il corso di una partita come le condizioni meteorologiche, la (s)fortuna, il destino, un errore, un episodio. Nulla è scontato e proprio quando la gara sembra chiusa ecco che può riaprirsi inaspettatamente da un momento all’altro. Ma il calcio è anche e soprattutto psicologia. Il compito di un buon tecnico infatti non è semplicemente quello di allenare i piedi dei propri giocatori ma anche e soprattutto le loro menti, di riuscire a conoscerle in modo da plagiarle, caricarle e risollevarle, trovando sempre le parole giuste al momento giusto.

I film ci offrono una vasta gamma di discorsi motivazionali di questo genere, ricordiamo quello indimenticabile del coach Tony D’Amato (Al Pacino) nella celebre pellicola “Ogni maledetto domenica“. Che dire inoltre delle arringhe di coach Gaines (Billy Bob Thornton) in “Friday Night Lights” e di Herb Brooks in “Miracle”. Cosa succede però se dalle pellicole vogliamo passare alla realtà? Ecco a voi i 7 migliori discorsi reali da brividi del mondo del calcio.

1- Pep Guardiola: discorso di insediamento al Barcellona
Siamo nell’estate del 2008, un emozionato Pep Guardiola si presenta ai blaugrana. Per molti probabilmente non rappresenterà nulla di eccezionale ma vi basterà ricordare solamente che ha dato inizio al ciclo ultra vincente del Barça.
Signori, buongiorno. Potete solo immaginare quanto io sia motivato e quale onore sia per me trovarmi qui ad allenare questa squadra. L’onore più grande. Innanzitutto amo questo club. E non prenderò mai una decisione che possa danneggiare o essere contraria al club. Tutto quello che mi accingo a fare è basato sul mio amore per il Barcellona. Quello di cui abbiamo bisogno, e che vogliamo, sono ordine e disciplina. Nell’ultimo periodo non tutti si sono comportati con la professionalità che avrebbero dovuto avere. Ora è tempo di correre e di dare tutto. Ho fatto parte di questo club per molti anni e sono consapevole degli errori che sono stati fatti in passato. Io vi difenderò fino alla morte ma sarò molto esigente con tutti voi, come lo sono con me. Chiedo solo di correre e dare tutto. Non mi arrabbierò per un passaggio sbagliato, né per un gol fallito, se vedrò che state dando il 100%. Posso perdonare qualsiasi errore, ma non chi non darà il suo cuore e la sua anima al Barcellona. Non sto chiedendo i risultati, solo le prestazioni. Non accetto chi specula sulle prestazioni. Questo è il Barcellona, signori. Questo è quello che ci viene richiesto e questo è quello che ho intenzione di chiedervi. Dobbiamo dare tutto. Un giocatore, ognuno di noi in questa stanza, da solo, non è nessuno, ha bisogno dei suoi compagni di squadra. Molti di voi non mi conoscono, quindi sfrutterò i prossimi giorni per formare il gruppo, che sarà una famiglia. Se qualcuno ha un problema io sarò sempre a disposizione, non solo per quello che riguarda la parte sportiva e professionale, ma anche per questioni familiari. Siamo qui per aiutarci a vicenda e assicurarci di essere mentalmente in pace, in modo da non accusare né tensioni, né divisioni. Siamo una cosa sola. Non facciamo gruppetti, perché i gruppetti all’interno di uno spogliatoio finiscono sempre per uccidere lo spirito di squadra. I giocatori che sono in questa stanza sono molto buoni: se non riusciremo a vincere niente sarà solo colpa nostra. Saremo insieme quando arriveranno i momenti più difficili. Di quello che succede all’interno dello spogliatoio, nulla deve arrivare alla stampa. Nessuno deve fare guerre da solo. Saremo uniti, abbiate fiducia in me. Sono un ex giocatore, sono stato al vostro posto e so esattamente quello che state provando. Lo stile è determinato dalla storia di questo club e saremo fedeli a quella storia. Come si svilupperà il nostro gioco? Semplice, quando abbiamo la palla, non la possiamo perdere. Qualora ciò dovesse accadere, dovremo correre e recuperarla. È tutto qui, in fondo“.

2- Antonio Conte in allenamento (aprile 2012)
La Juventus vive una stagione straordinaria, aldilà di ogni aspettativa, ecco la giusta carica in vista del rush finale con tanto di chiaro messaggio al Milan.

3- Marcelo Bielsa: “Il successo allontana la felicità”
Non una lezione di calcio ma una vera e propria lezione di vita impartita da El loco e rivolta soprattutto ai calciatori più giovani: “Essere il migliore ti toglie la felicità, ti toglie tempo con tua moglie, con i tuoi amici, ti toglie i divertimenti. Voi giocatori, avete un problema molto, molto grande: avete tanti soldi ma non abbastanza tempo per approfittare di quello che il denaro può dare in termini di felicità. È una questione di scelte. Prendete Mendy, se capisce questa lezione, può diventare uno dei migliori al mondo, ma allo stesso tempo non c’è nessuna sicurezza che questo accada. Nessuna“.

4- Rafa Benitez: fine primo tempo, finale di Champions League 2004-2005
Stadio Ataturk di Istanbul, il Liverpool rientra negli spogliatoi sotto di 3 gol contro un Milan impeccabile. Le teste sono chine, i giocatori fissano il pavimento degli spogliatoi, il rumore dei 50mila tifosi del Liverpool si è offuscato. La squadra siede sconsolata e disperata. Non riescono a comprendere ciò che è accaduto, non riescono a capire come è stato possibile subire tre gol nella partita più importante della loro vita. Il tecnico spagnolo si fa strada in mezzo ai suoi ed inizia a rincuorare gli animi: “Ascoltate. Non abbiamo niente da perdere, se ci rilassiamo possiamo fare un gol. E se facciamo un gol, siamo in grado di tornare in partita. Dobbiamo combattere. Lo dobbiamo ai tifosi. Non lasciate che la vostra testa tremi. Siamo il Liverpool. State giocando per il Liverpool. Non dimenticatelo. Dovete tenere la testa alta per i tifosi. Non è possibile definirsi giocatori del Liverpool ed avere la testa bassa. Abbiamo lavorato tanto per essere qui, battuto tante buone squadre. Lottate per 45 minuti. Se segniamo, siamo in corsa. Se credete che possiamo farcela, ce la possiamo fare. Avete la possibilità di essere eroi. I tifosi sono con noi, loro sono dietro di noi“.

5- Marcelo Bielsa: “L’esito e l’insuccesso”
Per alcuni è un eterno secondo, per altri un vero guru del calcio. In Sudamerica il bielsismo è una religione ed anche in Europa in questi anni sta facendo proseliti “Bielsa no se va!“. Siamo ai tempi dell’Athletic Bilbao, dopo la finale di Europa League persa contro l’Atletico di Simeone e Falcao, i baschi vengono sconfitti anche nell’ultimo atto della Copa del Rey dal Barcellona. Nei giorni successivi il tecnico commenta così i recenti risultati: “La relazione tra esito e insuccesso è stata fondamentale nella mia vita, ma esito e felicità non sono sinonimi. Dovremmo chiarire alla maggioranza che l’esito è l’eccezione, che gli esseri umani solo a volte trionfano. Abitualmente questi si sforzano, combattono e vincono, ma solo ogni tanto, molto di rado. L’esito è deformante, rilassa, inganna, ci peggiora e ci spinge a innamorarci di noi stessi, il fallimento è al contrario formativo, ci solidifica, ci dona coerenza“.

6- Kakà alla prima ad Orlando
Non è un tecnico certo ma il brasiliano ha accumulato esperienza da vendere. Se poi ti ritrovi ad esordire in un nuovo club, da capitano, allora meriti di rientrare in questa classifica anche se il discorso si limita solamente a sottolineare con efficacia l’importanza del gruppo.

7- Marcelo Bielsa: “Resistete all’ingiustizia”
Il Marsiglia pareggia 0 a 0 al Velodrome nel big match contro il Lione. Al rientro negli spogliatoi il tecnico argentino visibilmente commosso risolleva il morale dei giocatori ancora scossi dal gol fantasma regolare non concesso ad Ocampos che sarebbe valso il primo posto in classifica.