Dopo aver perso la prima partita contro la coppia tedesca Holler/Schröder (la stessa che poi batteranno in finale), Alex Ranghieri e Adrian Carambula compiono una vera e propria impresa risalendo dal tabellone perdenti dopo ben 7 partite, di cui 3 al tie break. I due hanno giocato la prima tappa ufficiale insieme a giugno di quest’anno, conquistando da lì per 4 volte il podio, prima a Porec, poi nel tempio del beach a Klagenfurt, indubbiamente una delle tappe più attese del circuito, l’oro qui a Milano e il titolo di campioni d’Italia ad agosto a Catania. Insomma, questa coppia c’è e funziona anche molto bene.

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Alex Ranghieri ci ha concesso un’intervista al termine della finale in cui parla in particolar modo della sua sinergia con Carambula, quest’ultimo meglio conosciuto agli addetti ai lavori come Mr Skyball per la sua battuta colpita da sotto e mandata ad un’altezza elevatissima, “fino al cielo” appunto.

Alex, come vi siete incontrati tu e Adrian?

Dopo che il mio ex compagno non si è presentato lo scorso anno alla tappa argentina di Paranà, c’è stata la famosa goccia che ha fatto traboccare la diga. Ero già in contatto con Adrian, così sono tornato a Roma e da lì ho preso il primo volo per Miami spendendo una follia. A Paranà facevano 41 gradi, poco meno a Roma e io avevo 45 di febbre credo. A Miami sono andato da lui (e indica Carambula seduto poco lontano), che se ne stava beatamente in spiaggia con l’acqua di cocco in mano e mangiava come un lupo. Insomma, lui non è mai stato un atleta, non ha mai dovuto rispettare certe regole. Io dietro ho esperienza con l’indoor, una serie A, lui invece è nato sulla spiaggia.

Un po’ come Daniele Lupo (l’altro atleta della nazionale)…

Sì esatto. Miami è come una grande famiglia per tutto il mondo del beach volley, ci si sente a casa. Carambula lì era già una star, faceva l’AVP (il campionato americano). Lui è uruguayano di nascita, residente negli Stati Uniti. Per fare l’AVP o hai la Green Card o semplicemente non fai l’AVP. Adrian non ce l’aveva, ma gli hanno permesso comunque di partecipare per merito, perché quando gioca fa spettacolo con la sua skyball, è una forza della natura. Gioca da quando aveva 19 anni e ne ha passate veramente di tutti i colori.

Ho deciso quindi di andare là, di sbrigare tutta la documentazione necessaria con la federazione perché volevo fare le ultime tappe dell’anno scorso con lui anche se sapevo che per il world tour aveva zero punti. I miei 1500 o giù di lì non ci permettevano comunque di partire dal tabellone principale, avremmo dovuto superare le qualifiche. Bisognava svegliarsi, fare bene le tappe Open.
Tra federazione, casini e telefonate varie, iniziamo ad allenarci lo scorso gennaio fra mille problemi e difficoltà. Per la federazione non si poteva fare, ma siamo andati contro a tutto.
L’hanno finalmente liberato quando c’era la tappa di Lucerna a metà maggio, quel martedì. Il mercoledì con Caminati abbiamo iniziato a giocare le qualifiche, la stessa domenica abbiamo vinto. Con Adrian ci eravamo sentiti per telefono e quando mi ha detto che gli avevano dato il via libera per giocare con me, c’era il mondo lì davanti, ho preso il mio zaino e l’ho lanciato per aria. L’euforia che mi ha provocato la notizia, secondo me, mi ha spinto a dare il massimo in campo fino a vincere.

Eh beh, 56 muri non sono proprio pochini…

I’m fucking hungry, hungry e basta. Quando hai fame, anche se sei il numero uno, devi sempre e comunque pensare come il numero due, non ti puoi mai rilassare.

Ho notato che in campo spesso vi parlate in inglese.

Mia mamma è nata in Argentina, da emigrati italiani, cresciuta in Canada da quando aveva 2 anni fino ai 20, anno in cui è venuta in Italia. Ho parlato sempre e solo inglese con lei. Ho la doppia cittadinanza, quella italiana e quella canadese. L’italiano l’ho imparato male a scuola. Forse anche per questo motivo c’è una grande sinergia con Adrian. Abbiamo la stessa idea di gioco nella testa. Abbiamo la stessa concezione, il nostro gioco veloce, il nostro schema, la nostra palla di seconda, l’alzata indietro, il palleggio in salto di Adrian che lui fa tranquillamente.

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Anche grazie a voi oggi c’è stata una grande risposta di pubblico qui a Milano.

Il beach va fatto vedere, soprattutto se viene portato in realtà così. Pensa, alle ultime Olimpiadi di Londra il beach volley è stato il secondo sport più seguito dopo la finale dei 100 metri di atletica.

Avete perso la prima partita del torneo contro gli stessi tedeschi che avete ritrovato in finale. Come avete impostato la partita?

Alla prima partita di fatto non ci siamo presentati. Mannaggia a ‘sti tedeschi che c’han buttato subito al girone perdenti, abbiam dovuto fare tantissime gare per risalire. Ma io gliel’ho detto poi, voi non vincerete la finale.

Ecco il suo saluto ai lettori di Blog di Sport

Alex Ranghieri saluta così i nostri lettori, al termine di un'intervista rilasciata a Blog di Sport

Posted by Blog di Sport on Giovedì 24 settembre 2015

Abbiamo poi anche fermato Adrian Carambula, tra l’altro premiato come MVP della manifestazione, che ha dichiarato di essere dispiaciuto per non aver potuto deliziare il pubblico di Milano con la sua celeberrima skyball.

“In questa location non ho potuto fare la skyball perché il tetto è troppo basso, poi si tratta comunque di una palla difficile da eseguire perché può scivolare mentre viene colpita. Sono molto contento del risultato ottenuto oggi, ma dobbiamo ancora crescere molto.

Adrian, il mondo del beach italiano è molto contento di averti in nazionale.

Grazie mille, anche se mi vergogno ancora a parlare italiano.

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