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La stagione 2013-2014 è giunta ormai al traguardo, manca poco all’incoronazione della squadra che porterà lo scudetto sul petto nel prossimo campionato, ed è giunto quindi il momento di fare bilanci. Siamo un calcio in crisi, lo sappiamo tutti e lo dicono i risultati non certo entusiasmanti visti in Europa. A uscire allo scoperto con dichiarazioni forti a riguardo, come riporta l’ANSA, è nientemeno che il presidente del CONI Giovanni Malagò:

“Quello che sta finendo non è stato un bel campionato, anche se la Juve è stata mostruosa, la Roma fantastica. Però da troppi mesi tutto è bloccato su queste posizioni, in un campionato livellato verso il basso, come mostrano anche le coppe. Quest’anno per salvarsi non occorrerà fare 40 punti, ne basteranno anche molti meno, ci sono state tante partite non belle, condite da uno spettacolo negli stadi disarmante. Bisogna fare qualcosa”

Una richiesta d’aiuto in piena regola, lo sconforto di Malagò è giustificato. Ma da dove deriva tutta questa regressione del nostro calcio? Perché non siamo più fonte di interesse per sponsor e grandi Top Player? Già, perché è inutile nascondercelo, a fare la differenza nelle competizioni europee la fanno i soldi: “chi più spende più vince”, oppure ti chiami Atletico Madrid, ma questa è un’altra storia di cui già vi abbiamo parlato.

Un caso che la squadra che, da anni tre anni ormai, domina il nostro calcio abbia fatto un passo in avanti rispetto al livello nazionale sulla questione stadi? Non credo proprio, le nostre infrastrutture non sono degne nemmeno di questo nome, ruderi li definirei. Lo scandalo del Cagliari e del suo “stadio” ha fatto scuola. Non è nemmeno un caso che la rivelazione di questa stagione, la Roma, dopo politiche societarie quantomeno discutibili negli scorsi anni, abbia cominciato a seguire il “modello americano” portato dalla presidenza a stelle strisce fatto di importanti operazioni pubblicitarie, valorizzazione dei giovani e operazioni di mercato oculate. Sembra quasi le gestione di una squadra di NBA.

Voglio però spezzare una lancia a favore dei nostri club perché sono fiducioso. Tolta l’Inghilterra che per infrastrutture e modo di concepire calcio viaggia su altre lunghezze d’onda, ci si trova negli altri campionati davanti a situazioni non molto distanti dalle nostre. La Spagna, fatta eccezione per il trittico delle meraviglie, cosa offre? Nulla, società in crisi finanziaria che rispecchiano la situazione politica del loro paese. La Francia poi nemmeno a parlarne, ha avuto la fortuna di trovare sulla sua strada grandi investitori che hanno speso qualche milione per un paio di squadre, però perdonatemi se sembrerò superbo, ma io inferiore ai galletti non mi ci sento. Oltre a PSG e Monaco (che poi non è nemmeno tutta questa potenza) cosa abbiamo? Anche qui aria fritta. Infine la Germania: Bayern Monaco e Borussia Dortmund restano modelli da seguire per raggiungere il top, giù il cappello per due società che sono d’esempio per tutti, dietro però ci sono una serie di buone squadre, nulla di più.

Malagò ha ragione, viaggiamo al ribasso. Lungi da me poi cercare attenuanti. Il nostro calcio però da sempre vive di altro, i soldi non sono mai stati il punti di forza del bel paese. Emozioni che solo la maglia azzurra è in grado di trasmettere, storie di calcio e aggregazione come la Bari. Riscatto di una popolazione come la Nuova Quarto Calcio. Di questo viviamo e sull’onda di una emozione raggiungiamo traguardi importanti.

Era il 1982 quando alzavamo al cielo la terza Coppa del Mondo, e la situazione non certo idilliaca del nostro calcio era sotto gli occhi di tutti. Nel 2006 poi nemmeno a parlarne, le ombre di calciopoli hanno accompagnato i nostri giocatori per tutto il percorso mondiale, sappiamo però come è andata a finire. Abbiamo messo il gatto nel sacco, citando il Trap nazionale, a discapito di Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Quest’anno ci sono i mondiali in Brasile, visti i precedenti quasi quasi facciamolo scoppiare di proposito questo scandalo…