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Atletica, il bilancio italiano dopo i Mondiali di Doha

È un bilancio in chiaroscuro, quello dell’Italia dopo i Campionati Mondiali di atletica leggera andati in scena a Doha. All’interno dello splendido complesso della capitale qatariota, dove i giochi di luce serali provano a far dimenticare il caldo atroce che affligge i poveri atleti – The show must go on, nonostante tutto – la nazionale azzurra ha indubbiamente migliorato i risultati conseguiti due anni fa, ma i punti a sfavore sono ancora tanti.

Si torna a casa con una medaglia di bronzo firmata da Eleonora Anna Giorgi nella 50 km di marcia: è, di fatto, lo stesso bottino ottenuto nel 2017, quando a conquistare l’alloro fu Antonella Palmisano nella più breve distanza del “punta tacco”. Sono migliorate, però, alcune prestazioni in pista, che in alcuni casi fanno ben sperare in ottica Giochi Olimpici Tokyo 2020.

Ci riferiamo, per esempio, a Filippo Tortu, che ha scritto una nuova pagina di storia della velocità tricolore. Trent’anni dopo Pierfrancesco Pavoni, un italiano si qualifica per la finale della gara regina, quella dei 100 metri, in cui ottiene un comunque onorevole settimo posto, unico tra i bianchi e unico tra gli europei. Cresce bene, il velocista lombardo di origini sarde, che spera ora di poter abbassare ulteriormente quel suo primato di 9.99 fatto registrare lo scorso anno. Cresce bene anche la gara dei 400 metri in cui Davide Re guida una bella pattuglia di atleti rampanti; i risultati ottenuti sono frutto del duro allenamento degli ultimi mesi e dell’utilizzo di attrezzature come quelle reperibili su Sport System e delle più recenti tecnologie del settore.

Proprio l’aspetto tecnologico della preparazione atletica, assieme alla grande determinazione, è diventato uno degli elementi cardine alla base di successi come questo.

In chiaroscuro il bilancio dal settore dei salti. Nell’alto, per esempio, Gianmarco Tamberi è ancora lontano dal top, mentre Stefano Sottile ha forse avvertito la pressione della prima finale iridata in carriera; Claudio Stecchi nell’asta ha centrato la finale quindici anni dopo Giuseppe Gibilisco, mentre nel lungo/triplo bisogna attendere Larissa Iapichino, ancora troppo giovane per vederla all’opera in un Mondiale. Ancora più in salita la strada per il triplo, che tanto a livello maschile quanto femminile non riesce a trovare atleti in grado di seguire le orme di Magdeline Martinez e Fabrizio Donato, ultimi esponenti degni di nota.

Ancor più improduttivo il settore dei lanci, dove l’Italia già da anni fa la comparsa. Peso, martello, disco e giavellotto costituiscono ormai un miraggio per gli atleti italici e, con la sola eccezione di Daisy Osakue, che pure in questa circostanza ha fallito, non v’è altro nome in grado di rappresentare degnamente il Bel Paese.

Fatte tali premesse, i commenti dei responsabili federali Alfio Giomi e Antonio La Torre sono piuttosto lusinghieri, a tratti quasi trionfalistici. La stagione 2020 sarà quella della verità. “A Tokyo andrà solo chi potrà veramente dire la sua” assicurano dalla Fidal; speriamo che nel Sol Levante anche lo sport per eccellenza del panorama olimpico possa far gioire il popolo azzurro.

 

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