Kipchoge
Eliud Kipchoge. Foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

Non è riuscita l’impresa ad Eliud Kipchoge: il maratoneta keniano è andato vicino ad abbattere il muro delle due ore, ma per soli 25 secondi non ha stabilito il gran tempo nella maratona organizzata da Nike all’interno del circuito automobilistico di Monza.

Il tempo è comunque strepitoso: viene migliorato di oltre due minuti il record mondiale stabilito a Berlino dal connazionale Dennis Kipruto Kimetto nel 2014, ma il crono non può essere omologato perché la gara allestita dal noto marchio d’abbigliamento non ha rispecchiato i criteri stabiliti dalla Federazione Internazionale di atletica leggera, la IAAF, in merito a calzature utilizzate (a disposizione dei partecipanti sono state messe le Nike Zoom Fly), tecnologie impiegate (dispositivi per monitorare costantemente i dati su percorso e prestazioni) e controlli antidoping effettuati dalla Wada, l’agenzia mondiale.

Sono stati scelti, infine, un tracciato perfettamente pianeggiante – a differenza delle più importanti maratone che presentano qualche ostacolo altimetrico – ed un orario consono (prima mattina) per andare alla ricerca della grande prestazione.

L’evento è stato ideato dallo scorso anno da Nike con l’ambizioso obiettivo di formare il primo atleta in grado di correre i fatidici 42.125 metri in meno di due ore. Alla gara tenutasi all’autodromo lombardo hanno partecipato, assieme al trentaduenne Eliud Kipchoge, medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Rio 2016, anche il ventiseienne etiope Lelisa Desisa e il trentaquattrenne eritreo Zersenay Tadese (quest’ultimo detiene il primato mondiale di mezza maratona). Tre atleti accuratamente scelti in seguito a numerosi test che li hanno eletti come i più adatti a tentare l’impresa.

Il migliore dei tre si è rivelato Kipchoge, che ha doppiato i compagni di avventura e per tutta la gara ha mantenuto una media oraria di gran lunga superiore al record del mondo. Ma non è bastato. L’evento si è svolto a porte chiuse, ma la Nike ha trasmesso la diretta sui propri profili social.

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