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“La palla, la palla è rotonda…” canta Mina nell’ormai celeberrimo tormentone Rai di questi Mondiali. E si la palla è rotonda, che nel gergo calcistico vuole dire che è vero che esistono favoriti e sfavoriti e si può andare alla ricerca delle statistiche più improbabili, ma sul campo può succedere di tutto, la storia insegna. Tuttavia come in ogni post-Mondiale, anche questa volta ci ritroviamo puntualmente e giustamente a mitizzare la vincitrice, perché alla fine quello che conta è vincere e i gol mangiati se li porta via il vento.

E allora vai con i più disparati commenti entusiastici per questa Germania. Anche se indubbiamente si tratta di un titolo meritato, ci dimentichiamo di come 4 anni fa ci ritrovavamo nella stessa identica situazione, ma ad essere elogiata non era la squadra di Loew, ma l’imbattibile Spagna di Del Bosque. Beh abbiamo visto qualche settimana fa come la Roja non sia proprio imbattibile, però appena finito il Mondiale sudafricano eravamo lì a sottolineare quella nazionale come frutto della programmazione, della lungimiranza e della capacità dei dirigenti spagnoli. Perché non vinsero solamente 11 campeones, ma un sistema di gioco basato sulle loro efficienti Cantere. Ma attenzione ai paragoni, questa Germania è riuscita finalmente a vincere dopo diverse edizioni perse al fotofinish, mentre quella Spagna ha vinto gli Europei del 2008 e del 2012, esprimendo un calcio qualitativamente superiore a quello tedesco.

Ma torniamo a questa magnifica Germania, frutto della programmazione, della lungimiranza e della capacità dei dirigenti, proprio la stessa che due anni fa veniva battuta dalla nostra Italietta anche grazie ad una splendida doppietta dell’oggi odiatissimo e vituperatissimo Mario Balotelli. Adesso invece siamo qui ad esaltare un altro Mario, Mario Gotze, classe ’92, il quale però a parte il gol decisivo di ieri sera non è che abbia fatto granché in questo Campionato del Mondo, a differenza di capitan Lahm, dell’antipatico Schweinsteiger e dell’atipico Muller, protagonisti di prestazioni maiuscole. Tra l’altro, anche ieri sera la decantatissima Germania ha provato a mettersi i bastoni tra le ruote da sola perché diciamolo, ai punti avrebbe vinto l’Argentina. E sarebbe stato un qualcosa di clamoroso in quanto per l’ennesima volta, a pochi metri dal traguardo, la nazionale tedesca si sarebbe fatta beffare da una inseguitrice, e noi italiani si sa ne sappiamo qualcosa. Ma la storia è così, si riscrive in pochi secondi.

Celebrare la Germania è giusto, ma bisognerebbe evitare analisi superficiali e commenti legati all’emozione del momento. Il calcio è anche un po’ così, casuale, imprevedibile, spontaneo, bizzarro e sorprendente, c’è ancora tanto da scrivere e niente è dato per scontato, d’altronde è o non è lo sport più bello del mondo?