Maurizio Castellano

Alla caccia degli highlander. Dello sport, si intende. Ovvero alla caccia di quegli atleti che sono titolati a poter dire “Io c’ero”. E possono farlo per un lasso di tempo così ampio che si giustifica solo con l’età. Chi è in campo a 40 e passa anni, chi ha una carriera così ampia da superare chiunque altro. Insomma, tutti coloro che possono affermare di aver vissuto almeno due epoche della propria disciplina. Il prima, il dopo e il mentre, raccontati in chiave soggettiva.

E’ di questi giorni la conferma di Maurizio Castellano nel ruolo di schiacciatore e capitano della Materdominivolley.it Castellana Grotte (pallavolo maschile serie A2). Lui è napoletano, ha 43 anni, ha vinto due volte la World League con la nazionale, una volta lo scudetto con Treviso, due volte la supercoppa italiana con Modena e Treviso, ha giocato in Grecia e ha disputato 25 campionati tra serie A1 e serie A2. In campo è esempio e punto di riferimento per una squadra che ha una età media bassissima e che è composta da dieci under 23. Come dire, il faro. Proprio lui che nella stagione 1987/1988 ha iniziato con la Olio Venturi Spoleto in serie A2, un’altro progetto dal forte timbro giovanile.

“Ho iniziato nella preistoria – commenta Castellano – A Spoleto nel 1987 dove Carmelo Pittera iniziò un progetto con i giovani. Eravamo io, Damiano Pippi, Francesco Lavorato, Gianni Mascagna. Come tutor avevamo Zaytsev e Fabrizio Nassi”. Di quella squadra hanno smesso tutti, addirittura degli Zaytsev siamo alla seconda generazione (ora gioca Ivan, allora Viaceslav suo padre). Ora il tutor è lui.

“A 43 anni scegliere di mettersi ancora in gioco, al servizio di una squadra giovane, è una bella sfida – continua lo schiacciatore napoletano nato a Vico Equense, oltre 5000 punti tra regular season, playoff e coppe in carriera, da cinque anni a Castellana Grotte, tre nella Materdomini, due nella New Mater – La sfida con sé stessi e la voglia di aiutare i giovani sono i motivi che mi tengono ancora in campo. Il gruppo nello sport è importante. A metà degli anni Novanta, quando lo Spoleto fallì, provai un senso di dispiacere enorme. Era diventata la mia famiglia, mi aveva accompagnato per tutte le nazionali giovanili. Penso sia stato quello il momento peggiore della mia carriera”.

“Per ritornare a livelli più alti – continua Castellano nel suo racconto – ho dovuto aspettare fino al ’99 quando approdai alla Modena di Cuminetti, Vullo, Giani. Tanta gavetta ed un cambio di ruolo. Prima giocavo da centrale, poi con l’avvento del libero mi sono spostato in posto 4. Quell’anno meritai anche la chiamata nella nazionale A che preparava le Olimpiadi di Sidney e vinse la World League. L’allenatore era Anastasi. Lì penso sia iniziato il momento più bello della mia carriera”.

Treviso, Ferrara, Parma e Piacenza. “Ho avuto la fortuna di giocare nelle squadre più forti. A Treviso vincemmo lo scudetto, finali vinte e perse in tutte le competizioni”.Dopo queste squadre di grande blasone, la scelta del sud: tre anni a Taranto, un’esperienza in Grecia nell’Aris prima di approdare a Castellana. E restarci. “Quasi 30 di carrieraCastellano conta le stagioni – Meno male che ho una buona memoria…”

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