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“Un gran bel punto, ce lo teniamo stretto!”. Ma siamo o non siamo l’Italia quattro volte Campione del Mondo e vice Campione d’Europa? A volte ci vengono dei dubbi. È anche vero però che quando si è partecipi di qualcosa spesso si fatica a capire cosa non va, ci si convince a pensare che quella attuale sia la migliore soluzione possibile. Ci vorrebbe qualcuno da fuori che ci illumini dei veri mali della nostra Nazionale e del nostro calcio. Un consiglio è arrivato pochi giorni proprio da un croato, un certo Zvonimir Boban, che in un’intervista ci aveva preventivamente messo in guardia sulla forza della sua Croazia e sollevato una questione non di poco conto. La tattica, alquanto esasperata in Italia, finisce inevitabilmente per ingabbiare i giocatori tecnicamente più dotati, penalizzandoli. E così ieri restavamo inermi, quasi a bocca aperta, di fronte al palleggio prolungato dei nostri avversari, a volte accennando un timido e confuso pressing, mentre noi sotto pressione andavamo immediatamente in confusione ed eravamo obbligati ad effettuare lanci della disperazione con i nostri centrali difensivi.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che avevamo tante assenze. Con Verratti e Pirlo ai box, con l’assenza del nostro unico “regista” arretrato Bonucci, e con una squadra ancora tutta da rodare sarebbe stato difficile fare meglio di così. Qualcuno ancora potrebbe affermare che se mentre da una parte se si fa male Modric entra Kovacic, e se esce Olic entra il gioiellino Kramaric, dall’altra c’è Pasqual e al suo posto entra Soriano. Opinioni rispettabili certo ma noi siamo l’Italia e ieri sera giocavamo in casa, nella Scala del Calcio, eppure ci siamo lasciati sopraffare in campo e sugli spalti dai nostri avversari. Mazzarri forse si sarebbe giustificato dicendo che l’ospite è sacro, ma se siamo uno dei Paesi al mondo col più alto numero di società sportive e scuole calcio giovanili, se il nostro Campionato, seppur malato, è uno dei più prestigiosi al mondo, se da sempre raggiungiamo traguardi prestigiosi, se dopo il fallimento di Brasile 2014 è arrivata l’ora di ripartire da zero con un nuovo progetto, beh allora la nostra Italia non può essere questa.

Percentuali così basse di possesso palla non si erano mai viste né a giugno con Prandelli e né in passato. Se è questa la vera “nuova Italia” allora siamo lontani anni luce dal progetto così come ci è stato presentato quest’estate da Tavecchio & co. e invitiamo il “messia” Antonio Conte a ritrovare la bussola il prima possibile. Non è una questione di umiltà, di lavoro, di sacrificio, è questione di poca lungimiranza. Se questa Italia deve guardare al futuro non può ripartire per l’ennesima volta dalle stesse persone. Quando la nave affonda si cade tutti assieme. Invece mentre Prandelli è scappato in Turchia (ancora per poco) e Balotelli in Inghilterra, tanti piccoli Schettino si sono salvati su una scialuppa di salvataggio per poi, al contrario del noto capitano della Concordia, tornare a bordo più forti di prima e dall’ingresso principale. Un’àncora resa ancor più solida da Stampa e dirigenti federali, ai quali conveniva trovare qualche capro espiatorio invece che rottamare tutto l’equipaggio. L’Italia, è proprio vero, è un Paese per vecchi. Il ricambio generazionale è sempre continuamente rinviato a data da destinarsi, meglio ripartire dai veterani, dall’usato garantito, che rifondare letteralmente la rosa di una Nazionale in cui giochi davvero chi merita il posto, indipendentemente dal prestigio e dall’influenza che esercita. Nemmeno l’amatissimo Antonio Conte è riuscito in questa impresa, forse non ama il rischio come dice, oppure esegue solamente delle direttive imposte da qualcun altro.

E così l’inattaccabile Buffon continua a difendere imperterrito i pali della nostra Nazionale, Sirigu è sicuramente ancora troppo giovane e inesperto, per lui c’è spazio solo in amichevole, forse. Il 3-5-2 inoltre non ci piace e sembra non piacere agli stessi azzurri. Più che un andare avanti sembra un tornare indietro. Troppi spazi, troppo poco possesso, tanta confusione, poche idee, è un modulo che al primo errore ti punisce. Vogliamo parlare dell’attacco? Una coppia troppo “ignorante”. Non c’è dialogo, non c’è intesa, e bastano pochi minuti per capire che si tratta di due giocatori troppo simili per giocare assieme. Si cercano, si beccano, si insultano ma non si trovano mai, questione di feeling.