Ci eravamo salutati quattro anni fa, in Sudafrica, con Simone Pepe che falliva un gol facile facile e l’eliminazione per mano della Slovacchia al primo turno in un girone dal valore “rionale”. Ci ritroviamo quattro anni dopo, in Brasile, con un raggruppamento ostico e qualche talento in meno. Ciononostante, l’Italia ci crede: vogliamo essere positivi, allora ecco 24 motivi per tifare Azzurro fino al 13 luglio.

1- Gianluigi Buffon: E’ il totem, il capitano. Arriva da una stagione di rinascita con la maglia bianconera, vuole chiudere alla grande l’anno in quello che dovrebbe essere il suo ultimo Mondiale. What else?
2- Mattia De Sciglio: Archiviata una stagione luci e ombre, il terzino milanista ha dovuto arrendersi a una contrattura in vista della partita inaugurale. Il futuro però è suo, e chissà che in Nazionale non possa
trovare il riscatto. Un Mondiale a 22 anni è motivazione sufficiente.
3-Giorgio Chiellini: Nel 2006 era ancora un giovane virgulto, nel 2010 ha partecipato al naufragio generale, nel 2012 ha salutato la finale europea con la Spagna dopo pochi minuti. E’ l’ora della maturità, all’alba dei 30 anni. Si confermerà muro in Brasile come in serie A?
4- Matteo Darmian: Basterebbe quel numero sulle spalle per evocare il paragone pesante con Antonio Cabrini, che lo vestiva nell’82. Una sola presenza in Azzurro ha convinto Prandelli, sarà titolare. Il suo Mondiale delle motivazioni lo vede già proiettato verso la Coppa. Carneade, ma anche Fabio Grosso 8 anni fa non era un top player. Eppure….

5-Thiago Motta: Per lui, italo-brasiliano, si tratta di un ritorno a casa. In Euro 2012 era stato sfortunato protagonista di un infortunio-lampo in finale, in Brasile ci arriva da valida alternativa. Prandelli lo vede di
buon occhio: e immaginate come sarebbe alzare la Coppa in casa tua;
6- Antonio Candreva: Ha concluso la stagione con il record di marcature per un centrocampista in casa-Lazio. Alla competizione iridata ci arriva in forma smagliante e, sul piano tattico, da mina vagante. A 27 anni, è tempo di spiccare il volo;
7- Ignazio Abate: Giubilato da Seedorf al Milan, “salvato” da Prandelli in Azzurro. Ha vinto il ballottaggio con Pasqual in extremis, e dopo una stagione in cui ha spesso tirato il fiato, è pronto per lo sprint, per l’Italia e per sè, visto che il futuro in rossonero è ancora dubbio;
8-Claudio Marchisio: Tre urli sono famosi nella storia dell’umanità. Quello di Munch, quello di Allen Ginsberg e quello di Marco Tardelli. A 32 anni di distanza, quel coacervo di corsa, grinta e tecnica è nei piedi del principino bianconero. Esploderemo ancora di gioia?
9- Mario Balotelli: Croce e delizia del popolo azzurro. Lo vedremo in formato-Hulk come in Polonia e Ucraina nel 2012, o in formato-monello terribile come avvenuto nel recente passato rossonero? All’alba del matrimonio con Fanny e dei 24 anni, è tempo di diventare grandi. Mario lo sa;

10-Antonio Cassano: “Metti a Cassano”? Dal primo minuto, per ora, sembrerebbe di no. Eppure resta il più dotato tra gli attaccanti azzurri. 20 minuti di Fantantonio valgono ancora il biglietto, un Mondiale vinto vale una carriera. E a 32 anni, con quella notte “mundial” sulla carta d’identità, l’attaccante di Bari Vecchia ha fame di trofei;
11-Alessio Cerci: ha chiuso una grande annata fallendo un rigore decisivo solo per pochi giorni, vista l’ammissione del Torino alla prossima Europa League. “E’ buono per il Torino, non per l’Italia” nicchiano in molti. Avanti, Alessio, smentisci i detrattori;
12-Salvatore Sirigu: Superata la paura-infortunio, è pronto a coprire le spalle a Gigi Buffon. Maturato e vincente nel Psg, vorrebbe sollevare qualcosa di importante dall’altra parte del Globo;
13-Mattia Perin: mettete la freschezza dei 22 anni, una mente un pò “folle” e tanta elasticità tra i pali. La somma darà Perin: parte per il Brasile per fare esperienza, ma spesso poche attese corrispondono a grandi sorprese;
14-Alberto Aquilani: in bilico fino all’ultimo per strappare il pass iridato, è all’ultima grande chance della carriera. Il caldo brasiliano imporrà il turnover, e il centrocampista romano è pronto a guadagnarsi la copertina dopo una buona stagione a Firenze;

15-Andrea Barzagli: due compagni nella stagione in bianconero, la costanza e la tendinopatia. Se saluta la seconda, “Barzaglione” resta il muro azzurro. Il Mondiale l’ha già vinto nel 2006, ma da comprimario. Ora è tempo di ergersi a pilastro portante;
16-Daniele De Rossi: “Dà tutto per la Roma, meno per l’Italia” tuonano le malelingue. Dopo un 2006 a gomiti alti (ricordate McBride?) e rigori decisivi (Barthez sta ancora cercando il suo bolide dal dischetto) e anni da gregario azzurro, è arrivato il momento di mettere in mostra la maturità evidenziata in giallorosso. Sarà l’ago della bilancia tattica di Prandelli, pronto a farla pendere dal lato giusto;
17-Ciro Immobile: napoletano ma non scaramantico vista la maglia che indossa, è il Re Mida d’Italia: da un anno a questa parte trasforma in oro tutto quel che luccica. Non parte titolare, ma anche Schillaci nel ’90 non aveva i favori del pronostico. E se fossero ancora notti magiche?
18-Marco Parolo: Working class hero, in Paradiso dopo un anno a correre e trovare reti importanti con il Parma. Forse giocherà pochi minuti, ma li ricorderà a vita. E siamo certi vorrà renderli memorabili per tutti;

19-Leonardo Bonucci: Dal 3-5-2 di Conte al 4-1-3-1-1 di Prandelli, Bonucci perde la maglia, ma restano intatti il carisma e la capacità di far gruppo. Prima riserva in difesa, vorrà mettere il sigillo sul terzo scudetto bianconero con il suo primo Mondiale;
20-Gabriel Paletta: se per l’italo-brasiliano Thiago Motta vincere in casa sarebbe emozionante, per l’italo-argentino Paletta avrebbe il sapore di un colpo a casa dello storico nemico. Due “caps” in azzurro gli sono valsi la qualificazione, ora è tempo di andare oltre le critiche e dimostrare il proprio valore;
21-Andrea Pirlo: il dio del calcio disse luce, e Pirlo fu. E’ ancora lui il centro del mondo azzurro. Se gambe e mente saranno lucide come dimostrato in Primavera, ci sarà da divertirsi lì nel mezzo. E se davvero confermerà la voglia di ritirarsi dall’Italia a fine Mondiale, chiudere con una vittoria sarebbe il top nella sua personale “Hall of Fame”.
22-Lorenzo Insigne: da Oro di Napoli a ospite indesiderato (da molti) nel listone di Prandelli, Lorenzo il Magnifico si prepara a zittire i critici con le sole armi che conosce: tecnica e fantasia. E chissà che il tandem che fece sfaceli con Immobile a Pescara non possa ripetersi a Manaus;
23- Marco Verratti: ultimo per numero e anagrafe, la sua storia l’ha visto in due anni passare dalla serie B e l'”Adriatico” al “Parco dei Principi” con vittoria della Ligue 1 e Quarti di Champions League. Prandelli potrebbe cambiare la sua Italia per lui, e Marco vuole cambiare l’Italia per riconoscenza;
Cesare Prandelli: Solo nel 2006 e nel 1982 la vigilia iridata è stata più complessa di quella vissuta da Cesare. Che sia un segnale? Intanto lui prosegue con il suo serafico “divide et impera”. E per il 13 luglio non ha preso impegni…e voi?

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