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Si sono svolti allo Sporting Club di Montecarlo i Laureus Awards 2018, gli Oscar dello sport istituiti nel 1999 da Daimler AG e Richemont e sponsorizzati da Mercedes-Benz, International Watch Company e Vodafone.

Per la sesta volta in carriera, è Roger Federer ad aggiudicarsi la statuetta come miglior atleta dell’anno. Del resto, il 2017 di King Roger è stato davvero indimenticabile: dopo un’annata, quella precedente, davvero avara di soddisfazioni e ricca di problemi fisici, l’asso svizzero è riuscito a portare a casa due Slam sui tre disputati – Australian Open e Wimbledon – oltreché tanti altri tornei che gli hanno permesso di avvicinarsi alla posizione numero uno del ranking atp, poi conquistata in questo primo scorcio di stagione con il bis consecutivo al Major di Melbourne.

Tanti i campioni che Federer ha battuto per aggiudicarsi il premio: più precisamente, i suoi rivali sono stati il calciatore Cristiano Ronaldo, il mezzofondista Mo Farah, il pilota Lewis Hamilton, l’altro tennista Rafael Nadal, il ciclista Chris Froome. “È un momento molto speciale per me – le parole di Federer, accorso al gran galà – vincere oggi è memorabile: non mi aspettavo un premio, ancor meno due statuette”.

Già, due statuette, perché il fuoriclasse elvetico viene insignito anche del premio come “ritorno dell’anno”, essendo per l’appunto tornato ad altissimi livelli dopo la già ricordata stagione 2016.

C’è anche un premio per un italiano ed è quello vinto da Francesco Totti, che riceve il riconoscimento alla carriera dopo il ritiro nel maggio 2017. “Un grande onore come persona, prima ancora come atleta: sono emozionato e felice, ho sempre dato il mio contributo”, afferma il commosso capitano giallorosso, che viene presentato da Alessandro Del Piero come il “re di Roma”, mentre a consegnarli la targhetta è la campionessa paralimpica di scherma Bene Vio.

Gli altri premi sono andati alla tennista americana Serena Williams, al club brasiliano della Chapecoense vittima del tragico incidente aereo, al golfista spagnolo Sergio Garcia, all’ex ostacolista Usa Edwin Moses.

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