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Arriva la prima autobiografia ufficiale del più eccentrico campione del ciclismo moderno: è Peter Sagan, che ha dato alle stampe My World.

Il mio mondo, appunto, perché tale è ciò che viene raccontato all’interno dell’opera edita da Yellow Jersey, che ha già scatenato l’interesse degli appassionati delle due ruote. Già, perché se c’è un atleta in grado di catalizzare l’attenzione su di sé e sul proprio movimento, quello è proprio Peter Sagan.

Ha soli 28 anni, ma ha già scritto la storia di questo sport con colpi di classe e numeri da fenomeno. Basti pensare che, ancora nel pieno della maturità, ha già vinto tre campionati mondiali consecutivi, roba che neanche leggende come Alfredo Binda, Eddy Mercks e Oscar Freire Gomez erano riusciti a fare (tre si, ma non di fila).

E proprio appena finito il quarto, eccolo irrompere sul podio delle premiazioni per congratularsi con il suo successore, Alejandro Valverde. Un copione diverso dal solito per uno che ama rompere gli schermi. D’altronde, come lui stesso ha affermato, se nella boxe è il campione uscente a premiare il nuovo vincitore, perché non poterlo fare anche nel ciclismo?

Personaggio amatissimo e rispettatissimo, il corridore slovacco in forza alla Bora – Hansgrohe è cresciuto ciclisticamente in Italia, in quella Liquigas che annoverava, tra gli altri, Ivan Basso, Vincenzo Nibali ed Elia Viviani. Ancora un ragazzino allora, ma destinato subito a spiccare il volo, come dimostra la dittatura in maglia verde al Tour de France: hanno dovuto estrometterlo dalla corsa, lo scorso anno, pur di rompere la monotonia delle sue affermazioni, ma in questa stagione è tornato per dettare nuovamente legge.

Finora non ha mai partecipato al Giro d’Italia, ma il prossimo anno sembra essere quello buono: il pubblico italiano non vede l’ora di accoglierlo a braccia aperte e manifestare la sua gratitudine nei suoi confronti. Per chi volesse conoscere nel dettaglio ciò che è stato ed è della sua vita, lo attende in libreria My World.

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