Advertisement

Da grandi promesse del calcio nazionale a (quasi) meteore il passo è breve. Molto breve. Ed è il motivo per cui non basta aver macinato chilometri con tutti i tipi di Nazionali minori possibili, per poi ritagliarsi un ruolo decisivo nella Nazionale A, quella che conta insomma. Quella che certifica il coronamento di un percorso faticoso e mai scontato. Anche quando, dopo aver scalato una montagna fatta di peripezie stile Odissea, una volta arrivati alla cima si precipita vertiginosamente senza fine. In fondo non tutte le star delle cosiddette Nazionali minori riescono nel grande salto. Come Balotelli, Montolivo, Totti, De Rossi. E tanti altri.

E allora abbiamo pensato di rievocare eterne promesse del panorama nazionale, poi perse al momento del passaggio decisivo. La formazione ipotizzata fonda le sue radici sul 4-3-1-2 della Nazionale che doveva essere e che non è mai stata.

PORTIERE – È Gianluca Curci il nostro estremo difensore. Cresciuto nel settore giovanile della Roma, il portiere attualmente in forza al Bologna ha girovagato per mezza Serie A senza mai riuscire a consacrarsi. Alternare miracoli incredibili a celebri papere non è un buon segno per chi in qualche modo deve provare a insediare Buffon in Nazionale. Il sogno è svanito e non sarà possibile riprenderlo.

DIFESA – Partiamo dalla fascia destra, dove il padrone è Francesco Pisano, detto “Bombetta” dal buon Nedo Sonetti. Due anni a sognare con l’Under, senza risultati. Il suo destino non prevede l’azzurro dell’Italia, ma il blu accompagnato dal rosso del Cagliari. Al centro Andrea Coda, che prima aveva vinto da titolare il Torneo di Tolone con l’Under 20 e poi si era guadagnato il passaggio successivo. Mai riuscito il grande salto, rifiuta Bari per giocarsi le sue carte a Udine, ma viene spodestato da Mehdi Benatia dopo pochissime partite. Dopo aver perso la Nazionale, adesso spera di conservare la Serie A con il Livorno. Al suo fianco Pablo Hernan Dellafiore: Under 21, Nazionale Olimpica e…basta. Il suo cammino, in Nazionale, finisce qui. Da grande promessa a perno della difesa del Siena, in Serie B: un mezzo salto nel vuoto.
A sinistra, senza badare a troppi tatticismi, c’è Andrea Mantovani. Uno che sa il fatto suo e che ha sempre guidato con diligenza la difesa del Chievo Verona, salvo poi avere meno fortuna tra Palermo e Bologna. Un trascorso con i giovani azzurri (dall’Under 15 c’è sempre stato, anche come capitano) e poco altro. Anche per Mantovani il grande salto resta in canna. Il treno è passato e non torna più.

CENTROCAMPO – Tra i tre in mezzo spicca Simone Padoin, che dopo quasi 300 gettoni tra Vicenza e Atalanta, ha scelto la Juventus dove vede il campo con il contagocce. Con l’Under partecipa anche all’Europeo, partirà forse anche in Brasile quest’estate. Ma il biglietto dovrà pagarlo da solo.
Al suo fianco Andrea Lazzari, un altro predestinato finito nel dimenticatoio di Prandelli. Insomma, parliamo di un buon giocatore che però ha perso l’attimo fuggente per volare con l’Italia. Stesso dicasi per Daniele Dessena: un altro prototipo dell’ottimo centrocampista, con gamba e qualità che però oltre l’Under non può vedere l’azzurro.

ATTACCO – Alle spalle delle punte ecco Raffaele Palladino, uno che sulla scia di Del Piero (suo ex compagno di squadra) avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare un top player. Tante circostanze lo hanno frenato e adesso eccolo a Parma, senza Nazionale. In avanti la delusione per eccellenza: Robert Acquafresca. Dieci gol su sedici partite in Under 21, un futuro da centravanti della Nazionale. Già immaginava un assist di Pirlo o una torre di Chiellini e invece dovrà ancora accontentarsi di provare a segnare con la maglia del Bologna. Al suo fianco Alberto Paloschi, uno che nel 2008 fu eletto dal “The Sun” come uno dei talenti più promettenti del panorama europeo. Oggi segna, segna tanto. Ma dopo sei anni è ancora al Chievo, a lottare per una salvezza e pregare che un giorno arrivi il suo momento. E quando la preghiera si esaudirà, si sta già riscaldando Stefano Okaka, altro primavera della Roma e “numero nove” dell’Under che ha girovagato senza fortuna mezzo mondo calcistico. Alla Samp sta ritrovando serenità, ma anche per lui la parola Nazionale è scomparsa dal vocabolario.