L’Italia si presenta all’Aviva Stadium di Dublino con una formazione rimaneggiata ed una panchina molto corta, complici le assenze per infortunio di molti senatori del rugby italiano. Non una scusa o un alibi, ma Brunel questa volta sarà costretto a scommettere e a mettere in campo (eccezioni a parte) le nostre prime leve, giovani con pochissimi caps alle spalle e che vestono la maglia della Nazionale da un mese o poco più. Una formazione inedita quindi quella che scende in campo contro l’Irlanda e che, nonostante tutto, sfiora la meta dopo pochi minuti di gioco con Garcia, che va a schiacciare sulla bandierina ma pesta con un piede la riga di fallo laterale, occasione sfumata e nulla di fatto. Italia che nel corso di tutta la partita pagherà caro i propri errori. Il primo di essi viene commesso al 6’: touche sbagliata, cambio di possesso del pallone, Sexton calcia sull’ala, ci sarebbe Sarto a fare buona guarda, ma il nostro numero 14 commette un’ingenuità schiaffeggiando malamente il pallone all’indietro e regalandolo a Trimble che ringrazia e va schiacciare la prima delle nove mete irlandesi. L’Italia è in netta difficoltà contro un avversario che ha evidenti limiti nell’impostazione del gioco e che si complica la vita da solo, permettendo agli Azzurri di rimanere a galla. Dopo poco più di 10 minuti l’Irlanda sceglie di rinunciare a 3 punti facili dalla piazzola per appoggiarsi in rimessa laterale, touche dalla quale si svilupperà la seconda meta dei padroni di casa con McGrath, dopo una serie di raccogli-e-vai che affondano la difesa italiana come una lama nel burro. Un fallo dei verdi al 23’ ci offre l’occasione per accorciare il punteggio, alla piazzola si presenta Padovani che non sbaglia, ma appena due minuti dopo Jonathan Sexton rettifica convertendo un calcio di punizione sanzionante un placcaggio tardivo di Parisse su Sexton stesso. Gli Azzurri provano a riaprire la partita, ma il loro è un attacco troppo afasico che non nuoce agli Irlandesi, i quali dominano il 66 % del territorio alla mezz’ora e, proprio al 30’, trovano la terza meta del match dopo uno splendido angolo di corsa preso da Earls, ma a marcare ci pensa poi CJ Stander. L’Italia tira i remi in barca ed è impotente di fronte alle folate dei verdi, i quali si costruiscono la quarta meta partendo addirittura dai propri 22, mantenendo viva la palla fino ad andarla a schiacciare oltre la linea di meta ospite con Jamie Heaslip, primo tempo che si chiude sul punteggio di 25 a 3 per l’Irlanda. Nella ripresa la musica non cambia, anzi se possibile si fa ancora più grave per i nostri, visibilmente stanchi fisicamente e mentalmente. C’è difficoltà ad esprimere un gioco, Palazzani prova a inventare saltando Garcia per Campagnaro, ma è un passaggio telefonato, capisce tutto Payne che intercetta e segna in mezzo ai pali. La precoce resa contro avversari di un certo calibro significa sanguinare davanti ad uno squalo. Heaslip infatti trova la sua seconda meta personale al 49’ da una touche e al 64’ Cronin aggiunge la sua firma ai tanti nomi del referto, Irlanda 46, Italia 3, massimo parziale della gara. Al 57’ emerge un po’ di orgoglio azzurro: Padovani gioca veloce un punizione sui 5 metri offensivi e da una ruck Palazzani sventaglia a largo per Odiete che segna la sua prima meta con la Nazionale. Padroni di casa che ci mettono poco a tornare in meta, questa volta con Madigan che sfugge a Sarto. A metà ripresa, esordio per Lucchese e Fabiani, i quali con Haimona danno un po’ di ritmo e solidità ad un’Italia sfilacciata, anche se gli Irlandesi oramai ci concedono molto in una partita che non ha più tanto da dire e, dopo quella che è stata forse la miglior azione italiana, Sarto trova la via della meta al 75’. La partita si chiude con i padroni di casa in attacco, i quali trovano per l’ennesima (per la nona) volta la meta con McFadden, fissando il punteggio finale sul 58 a 15.


Si tratta del secondo peggior passivo di mete subite nel torneo da quella lontana disfatta a Twickenham del 2001, partita che si concluse sul punteggio di 80-23 (10 mete) per gli Inglesi. All’epoca si trattava della seconda esperienza dell’Italia nel Sei Nazioni e mai si sarebbe pensato che da lì a 15 anni in avanti l’Italia dovesse ancora combattere per il 5° posto. Quella dell’Inghilterra fu una punizione pesante che eravamo convinti di aver riposto nel dimenticatoio, promettendoci che mai più una tale condanna si sarebbe ripetuta. Eppure eccoci qui 15 anni dopo, “l’Italia s’è desta”, ma a riportarla sulla terra ci pensa l’Irlanda e gli spettri del passato riecheggiano sinistramente.

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