Coriandoli e un sorriso disteso. Peyton Manning non poteva immaginare un epilogo migliore per una carriera che molto probabilmente volge al termine: «Lasciatemi un po’ di tempo per rifletterci su – ha spiegato davanti alla selva di microfoni a fine partita-. Adesso ho un paio di priorità: devo dare un bacio a mia moglie e ai miei figli». Se a settembre il quarterback di Denver sarà ancora al suo posto ancora non lo sappiamo; adesso è il momento di godersi un trionfo tanto meritato quanto prestigioso, che forse solo i numeri possono spiegare meglio: 200esima vittoria in carriera, primo quarterback ad aver vinto due Super Bowl con due maglie diverse (nel 2007 vinse con Indianapolis).

Ma nella sfida contro i Carolina Panthers la parte del leone l’ha fatta la difesa dei Broncos capace di “soffocare” letteralmente la verve di Cam Newton strappandogli la palla di mano diverse volte e usando tutte le “cortesie” che gli uomini di linea sono soliti scambiarsi tra di loro. Non è un caso che il premio di Mvp del Super Bowl sia stato assegnato al linebacker dei Broncos Von Miller, autore della giocata che ha spezzato in due la partita. A sei minuti e mezzo dalla fine del primo quarto Miller ha pressato Newton causando il fumble trasformato in touchdown da Malik Jackson per il momentaneo 10-0 dei Broncos

Von Miller
Miller ha festeggiato l’impresa ballando la “dab dance” resa celebre proprio da Cam Newton, con il chiaro intento di sbeffeggiarlo: «Per due settimane di seguito abbiamo sentito parlare di Cam di qua e Cam di là. Hanno fatto delle foto mentre facevano la “dab dance”, l’abbiamo trovato irrispettoso, quindi abbiamo pensato: facciamogliela vedere noi», ha svelato il cornerback Bradley Rob, altro grande protagonista della difesa di Denver durante tutti i playoff.

Cam Newton, la cui prima apparizione al Super Bowl è stata anticipata da una grande hype, ha dovuto rassegnarsi al ruolo di sconfitto nonostante ci abbia provato a rimettere la barca di Carolina in sesto, guidando un drive di 73 yards, chiuso dall’acrobazia di Jonathan Stewart per il touchdown del 10-7.

Ma prima dell’intervallo Denver ha messo a segno un’altra super giocata con un punt-return di Jordan Norwood di 61 yards (il più lungo mai visto in 50 anni di Super Bowl) trasformato in 3 punti dal calcio di Brandon McManus.

Le difese hanno dettato legge anche nel corso del terzo e quarto periodo, costringendo entrambe le squadre a fumble e intercetti, fino a quando Von Miller a 3:08 dal termine ha di nuovo “messo le mani addosso” a Newton, consentendo ai suoi compagni di recuperare la palla sulle 4 yards avversarie, preludio al touchdown su corsa, avvenuto 3 giochi dopo, di CJ Anderson (seguito dalla trasformazione da due punti) che ha fissato il punteggio sul 24-10.

«Abbiamo perso molti palloni, concesso sacks e lanciato passaggi sbagliati e loro hanno segnato più punti di noi», ha detto un deluso Cam Newton nella conferenza stampa di fine gara con il cappuccio della felpa calato sugli occhi. La sconfitta è sempre difficile da accettare, ma Newton è giovane e forte: per lui ci sarà sicuramente un’altra occasione.

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