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Con il weekend appena concluso si è archiviato il primo Masters 1000 della stagione tennistica, il BNP Paribas Open di Indian Wells. Onorando Dominic Thiem, che si è aggiudicato il più importante torneo della sua carriera, un dato incontrovertibile emerge in questo inizio di anno: su diciannove tornei disputati, diciannove sono stati i vincitori diversi.

C’erano tempi, neppure troppo remoti, in cui i Fab Four si spartivano in maniera quasi uguale i grandi appuntamenti del circuito e agli altri venivano lasciati gli appuntamenti minori. In questo 2019 le cose stanno per ora andando ben diversamente: Andy Murray sta purtroppo ammainando in maniera definitiva la bandiera, mentre Rafael Nadal è costretto nuovamente a fermarsi per colpa dei soliti guai fisici (stavolta è lo stesso ginocchio che gli ha dato noie all’ultimo US Open a dargli nuovi grattacapi).

Se Novak Djokovic, reduce da alcuni mesi da dominatore, sta vivendo un comprensibile momento di stasi, e Roger Federer continua ad andare forte ma non fortissimo, nessuno è in grado di prendere il loro posto. Ne consegue che, settimana dopo settimana, ad alzare i trofei assegnati in giro per il mondo sono sempre atleti diversi.

In quasi tre mesi di gioco si sono disputati diciannove tornei e sono stati altrettanti gli uomini in grado di vincerli: ciò significa che nessun tennista è stato in grado di far suoi due eventi. Poteva riuscirci per la prima volta il solito Roger, ma a Indian Wells ha fallito proprio in finale mancando l’ennesimo record. Stesso discorso per le nazioni rappresentate negli albi d’oro, con sole cinque – Australia, Stati Uniti, Serbia, Argentina e Francia – in grado di comparire in due eventi disputati in questo 2019.

Non va meglio tra le donne, dove, a dirla tutta, il clima d’incertezza dura già da un paio di anni: tredici atlete diverse hanno vinto i tredici tornei disputati, con il nome nuovo di Bianca Andreescu capace di aggiudicarsi a sorpresa Indian Wells.

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